ponteggi
Paola Pluchino (Foto e testo)
4 MOMENTI SU TUTTO IL (mio) NULLA
(omaggio a Carmelo Bene)
(…)Il sonno mio - pure io dormiente -
non è sonno: è continuo (un) pensiero
ostinato(…)
Sapere è patire. Sventura
è la scienza. Coloro che più sanno
più amaramente devono
piangere il vero fato:
l'albero della scienza non fu mai
l'albero della vita.
Filosofia Meravigliosa Scienza
Conoscenza del mondo Idee sovrane
tutto provai. Tutto compresi e tutto
abbracciai col mio genio. A nulla valse.
Vano fu il tutto.(…)
Da “Manfred” di Lord George Gordon Byron
MOMENTO 1
IL LINGUAGGIO

Nasce dal seno d’un’esigenza intrinseca dell’individuo: il comunicare.
Sistema imperfetto entro cui abitano le pulsioni, le spinte, le volontà umane.
Sovrastruttura perenne (ma non immutabile) del pensiero.
Ci affanniamo a creare sempre codici nuovi, nuovi contenitori entro cui poter manifestare la propria coscienza, universi affabili in grado di percepire e di rendere un’idea.
Ma non avete mai pensato che dal percorso che va dalla germinazione dell’idea alla sua resa, sia essa grafica, musicale, pittorica, il suo stesso senso si trasfiguri?
Cioè che per mostrarsi si corrompa, deformandosi?
Il linguaggio dovrebbe essere strumento di scoperta, non già d’autodeterminazione, né tanto meno lanternino di consenso.
Adattarsi ai sistemi conosciuti è vero, aiuta nello sviluppo e nell’allargamento della conoscenza comuni, produce “sapere condiviso”, ma se a questo non si associa una ricerca tutta interiore che prescinda dalle strutture imposte a priori (volente o nolente basate su cose già dette), la ricerca della conoscenza(e il suo comunicarlo) si riduce a mero esercizio ripropositivo, a lotta tra pensiero e sistema che lo supporti che stagna nel già detto per paura di dire.
MOMENTO 2
LA CONOSCENZA

Uniforme difformità dell’esistere.
Continua ricerca di forme da adattare ai contenuti.
Morsa accecante tra coscienza e conoscenza.
aGo della bilancia che oscilla sempre, da una parte e dall’altra, scandendo il tempo, tempo innaturale dell’essere.
Moltiplicare i punti di vista equivale confondere il proprio;
Guardare solo al proprio significa scempiare il sapere.
Dov’è che allora sapere ed essere si incontrano?
Qual è lo sfondo privilegiato in cui il magma delle viscere si scontra col fulgido baglior Prometeo?
Infrattati entro un sistema di segni che mostra vie e giustappone significati molteplici alle cose, agli oggetti alle dimensioni, ci invaghiamo spesso della prosa altrui.
Ma dire, comunicare, non è forse solo un residuo (seppur concreto) d’un sistema valoriale molto più ampio che non sempre è possibile sciogliere entro le righe?
MOMENTO 3
L’EROS

Eros e Thanatos sono le due forze che governano il mondo tutto.
Passione e morte.
Forza imperiosa dell’agire umano condiziona sovente le nostre scelte, alimenta tanto le nostre colpe quanto i nostri desideri.
Parlare dell’eros senza scottarsi è pressoché impossibile, non esserne coinvolti è un privilegio (o un sacrifico) riservato a donne e uomini di Santa virtù.
Per noi comuni mortali è fonte inesauribile di scoperta, di sostanza, di simulacra.
Materia poliedrica e difficilmente controllabile è sublimazione dei corpi, resa nuda delle anime.
È un piacere che usa la carne per trascenderne, che si manifesta nell’apparenza sensibile, per essere nell’immateriale.
Ma non è dalla carne che esso diviene, così come non è dal corpo che si sviluppa il pensiero.
L’eros è piuttosto una trasmigrazione d’impulsi, razionali e non, in essenze comprensibili e manifestabili.
E’ e dovrebbe sempre essere lucciola indiscreta tra l’oscura e matematica razionalità, dovrebbe colmare lo scarto che passa tra il pensiero corretto e quello geniale.
L’eros esiste a se ma non deve mai manifestarsi per se. La vanità, devia.
Se, in concerto con un sistema valoriale sano si in semina il germe della passione ecco che esso fa esplodere una miriade colorata che, come in un effetto domino, investe tutto ciò che incontra.
Allora non è più soltanto trasfigurazione in bianco e nero, ma movimento cromatico che permea la rigida tela, che dipana i confini dell’universo, che suggella l’emozione di guardare una vita a colori.
L’amor che move il sole e l’altre stelle.
MOMENTO 4
L’ARTE

Non esiste mezzo di comunicazione più forte del sogno.
Non esiste forza visionaria paragonabile a questa fulminazione.
Moto spasmodico dell’anima, che attanaglia, sconvolge, smantella nessi apparenti per collegare ragione all’animo.
La produzione artistica (fatte le debite distinzioni) è il più potente riflesso della coscienza. Anche qui il discorso è simile: avere un pennello in mano, o una piuma d’oca tra le dita, o dei tasti vestiti in bianco e nero, schiude le porte d’universi onirici, melanconici, inimmaginati.
L’arte non dovrebbe illuminare dall’alto, proiettando solo ombre qui giù, ma irradiarsi tra le piaghe umane, palesare risvolti antitetici, sintetizzare lunghi e tortuosi processi di pensiero, demolire luoghi comuni, strapparci dall’affanno della quotidianità. Evocarci ma non imporci.
Non è l’artista che dovrebbe sforzarsi pur di farsi comprendere (il più delle volte svendendosi) ma il fruitore, cercando i nessi (reali) con la sua realtà (immaginata).
Non è questa una totale forma d’anarchia artistica, è piuttosto la sua forma e il suo movimento naturale a cui tende intrinsecamente in quanto arte.
Essa non ha altresì bisogno di categorie fenomeniche che la imprigionino poiché si risolve in se, ed in se stessa trova la sua “direzione”.
Travisare, nell’arte, è concesso. Lo spettatore può, anzi forse deve, ricreare, rivisitare ciò che osserva, caricandola coi suoi valori, aggiungendo cioè nuova linfa a quel prodotto che, venendo alla luce ha esaurito le sue stesse capacità interpretative, compiendosi.
E’ solo il cadavere d’un pensiero che fu vivo ma che non è più.
Ecco perchè il rapporto che dovrebbe instaurarsi è quello d’un incontro e d’una ricommistione dialettica.
Creare ponti è l’unico modo che abbiamo per travalicare ciò che siamo.
A me non interessa essere migliore degli altri, a me interessa essere migliore del me stesso precedente.
ascolta