
La casa di Gianna
di Marina Raccanelli
Gianna mi accoglie nella sua casa con un sorriso sulle labbra e un abbraccio. Il bollitore del the è pronto in cucina, profuma di bosco; i biscotti fatti in casa sono pronti sul vassoio, caldi di forno.
Nel soggiorno non manca nulla: una tavola rotonda, grandi e comodi divani, un caminetto vero, acceso. Dalle pareti occhieggiano quadri, stampe e disegni di autori contemporanei; li scopro per caso, attirata da forme e colori che mi sembra di riconoscere. No, non sono riproduzioni, dice Gianna. 
Ho appena visitato la sua mostra intitolata “Apparenza”; le chiedo come e quando ha iniziato a dipingere, e come ha continuato la sua strada. Per tutta risposta, Gianna mi parla della sua vocazione ad usare le mani declinando la sua innata abilità (di cui non si vanta per niente) nei mille modi che la vita le ha suggerito, le sta indicando e non finirà mai - sembra - di suggerirle; in armonia con il suo faro mentale, la filosofia, e con le linee psicologiche e sentimentali che da sempre le sono accanto.
E’ giustamente discreta sulla sua vita privata, cui accenna appena; per gli amici, dice di avere sempre pronta una ricca pasta e fagioli fatta secondo tradizione, una buona bottiglia di rosso, una tavola intorno alla quale parlare di piccole e grandi cose; chi vuole, intanto, disegna o dipinge.
Con le sue mani ha scavato una canaletta per l’impianto elettrico, ha aggiustato le tubature danneggiate da un temporale; poi ha ridipinto la parete, e, già che c’era, ha sfondato il muro della cucina con un grande affresco sfumato in tenui colori, perchè non incombesse troppo: un’architettura neoclassica e, sul fondo di una laguna evanescente, Corto Maltese in persona.
Sete di libertà e di avventura? Quando costruisce con le sue mani le tele, i telai e le cornici, e poi ricopre ogni quadro dei suoi simboli nitidi e sognanti, Gianna è libera.
Il suo covo è una stanzetta dove dorme, un’altra in cui dipinge, situate dietro il vasto soggiorno ordinato. Anche le sue piccole stanze dell’arte sono ordinate, ma sotto i legni e le tele, i cartoni le stoffe i fogli, dietro le porte di un grande armadio, sobbolle una congerie di idee in moto perpetuo.
Perché limitarsi a dipingere? Si può ritagliare intagliare laccare con la porporina, incollare le bamboline la pasta, qualche foto un merletto di Burano, due bottoni un mazzo di fiori secchi…di tutto si può fare un quadro, un’icona religiosa o profana, una rappresentazione kitsch; con tutto si possono fare mirabolanti cornici.
Intorno al ritratto di Duhrer si sono solidificati soldatini di plastica e carri armati giocattolo, mentre la faccia allucinata di Balla che ulula alla luna è incorniciata da oro, orzo e bagigi.
“Da Giotto a Mondrian”, sopra il suo tavolo da lavoro: un faro su fiori all’ammasso, linee in spigoli nei colori di base. Una mano ungulata di porpora sanguigna è colpevole di ferite a raggio – dentro un’altra tela. Un’incisione delicata come un merletto: tutto questo sanno fare le mani di Gianna.
E poi fari, seggiole vuote, alberi incarnati nelle loro ombre rovesciate, sagome seriali di piante in decadenza – in parallelo, si arricciano carnosamente le carte plissettate di rosa che avvolgono i vasi.
Ma non sapete quello che c’è in cantina. Lì dentro, catalogati in gruppi ben disposti, dormono multimateriche rivisitazioni estrose delle principali avanguardie del secolo scorso – creazioni ricompattate a sorpresa sulle loro viventi macerie.
In realtà, non dormono affatto. Quando la mano di Gianna le tocca, sposta e gira il legno o la tela, Dalì Picasso e Duchamp si rimettono a ridere o sghignazzare.
Gianna Gusmatti vive e dipinge a Mestre-Venezia. La sua mostra "Apparenza" è stata allestita dal 12 al 23 gennaio 2008 presso la galleria Luigi Sturzo a Mestre.
