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  sabato 31 luglio 2010 Valter Binaghi - La televisione dei libri Registrazione 
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Valter Binaghi

 

LA TELEVISIONE DEI LIBRI

 

Un’amica redattrice, mi ha proposto un’intervista per una web-tv dove si parla di libri.

Ho chiesto del tempo per pensarci. Non sono un Amis incistato alla svizzera rurale del settecento, ho fatto già interviste radiofoniche e mi sono pure piaciute.

Con un paio di clic ci ho fatto un giro: ho visto uno spottino di uno scrittore che stimo che dice due cose valgono nella vita, una è leggere. Punto. Tu pensi: quale sarà l’altra? La figa, Dio, la Champions League? E subito dopo pensi: brillante il tipo.

Brillante o no, comunque è uno che sta al gioco, perchè la televisione è questo.

Insomma, mi si è scatenata una riflessione sul mezzo. Qualunque decisione prenderò, queste considerazioni restano. Due o tre cose alla buona, e anche già dette, per giunta: le ripeto solo perchè all’uomo mediamente colto di oggi può accadere di sapere vita morte e miracoli di Carlo Lucarelli e niente di Marshall McLuhan.

Televisione.jpgQuando questa canadese mente sopraffina diceva che “medium is message”, intendeva che un mezzo di comunicazione nel suo messaggio non solo definisce il mondo in un modo o nell’altro, ma che soprattutto definisce la definizione, il contesto percettivo, e finisce poi per organizzare un mondo sociale che renda il contesto percettivo non solo comprensibile ma plausibile.

L’invenzione di Gutemberg, ad esempio, non ha creato solo il libro come oggetto, ma anche la solitudine come ambiente di lettura. In precedenza, il libro è un esemplare raro, letto o meglio recitato a voce alta per un pubblico pre-disposto, come i monaci in un refettorio o i cortigiani ad un banchetto, o gli allievi ad un seminario. Un’autorità oggettiva lo seleziona e lo riveste, quella della cattedra o del trono. La nuova tecnologia ha reso possibile la copia per ognuno, e con essa la nascita di un tempo del leggere e di un luogo, e di un’elaborazione, un punto di vista individuale. C’è un uomo al mondo più felicemente solitario di un lettore di romanzi?

Con la radio e la televisione, coi media elettronici in generale, si torna al tam tam tribale che chiama a raccolta, un’assemblea diversa, meno carnale ma più intima, frequentatori distanti nello spazio ma la cui prossimità è garantita dall’ideologia: il linguaggio appunto, le categorie, i termini della rappresentazione del mondo che il media fornisce.

La televisione è essenzialmente rapido movimento di suoni e immagini che appaga il mimetismo febbrile del telespettatore. Il significato che si dipana nel comprendere, invece, che è la sola e unica vita del libro, cammina con altri passi. Negli ultimi cinquant’anni l’homo videns e audiens (leggasi Audience) ha soppiantato l’homo legens. Rassicuratevi, sono ancora tutte sottospecie dell’homo sapiens, ma anche no: in natura esistono forme degenerative.

Nella scrittura libera e nella lettura solitaria c’è l’unico antidoto all’inferno mimetico di un mondo interamente esposto in vetrina, cioè la solitudine strategica di un’anima che si ritrova, una dimensione che l’uomo di oggi ha un bisogno disperato di coltivare, se non vuole dissolversi nello spettacolo della propria esistenza. Una tv che parla di libri e di autori ma li esibisce più che recensirli, può creare un popolo di simpatizzanti o denigratori, e anche la conventicola più colta, di un gusto più raffinato, e chi ha detto che è un male? Ma non mi pare che porti acqua a quel mulino. Una tv che invita al libro, dovrebbe invitare al ristoro di una solitudine, alla purezza di uno sguardo: cioè suicidarsi come tv, visto che essa si sostanzia di tutt’altre disposizioni dell’utente.

La vetrina mediatica è un’archivio di file video e file audio della durata media di tre minuti, una dignitosa presentazione per facce, dichiarazioni d’intenti, e slogan identificativi, ma dove l’unica cosa che pesa e distingue un libro, cioè l’ampiezza del senso, non può entrare per definizione.

Il popolo dei lettori se va bene è un partito, se va male un salotto.

Il lettore, l’anima solitaria che specchia la sua vita in un simbolo, è altrove.

 


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